Articoli e pubblicazioni
Alberto Vigevani - Come nascono i librai antiquari

Data 01/12/2020       Categoria Articoli e pubblicazioni
Autore Admin

Alberto Vigevani - Come nascono i librai antiquari

Come i funghi, si dovrebbe dire al giorno d’oggi. Mezzo secolo fa, quando entrai nel mestiere (o professione, la cosa rimane incerta: dipende da chi lo esercita), c’erano molti bancarellai e rivenduglioli di libri usati, in oscure e polverose botteghe sparse per la Penisola. Ma di librai antiquari che, oltre a spazzolarli, collazionassero i libri che mettevano in vendita, facendo ricerche nelle bibliografie e dedicando loro un certo riguardo, ce n’erano pochi. Quando fondammo l’attuale sindacato, col nome di Circolo dei Librai Antiquari (mi faceva venire in mente il Circolo Pickwick), eravamo una quindicina. Oggi saranno, dentro o fuori il sindacato, più assai di un centinaio. Il mestiere lo si può certo apprendere, ma non è facile, non ci sono scuole, le lauree in bibliografia o paleografia, salvo eccezioni, sfornano solo bibliotecari, estranei al mercato, a meno che non abbiano avuto un maestro.

Come si potrebbe dire per l’antiquariato in genere, o per l’alto artigianato, già quasi del tutto scomparso. Se in Italia fosse possibile specializzarsi in una singola disciplina, il discorso sarebbe assai più facile. Se uno potesse indirizzarsi come antiquario, per esempio, solo verso il libri difilosofia, una buona laurea in in storia della filosofia forse costituirebbe un’ottima base. Ma da noi i bibliofili (e i libri) di questa disciplina sono numericamente scarsi. Conosco solo un raccoglitore di libri di filosofia, Umberto Eco, anche se forse ce ne saranno altri. Se non è possibile specializzarsi come libraio in una determinata materia, e questo assai raramente avviene in Italia a causa della relativa ristrettezza del mercato, il campo diventa sterminato, quello cioè della cultura occidentale, letteraria e scientifica, con poche finestre su altre civiltà.

Per il libraio antiquario sarebbe quindi necessario essere stati (e continuare ad essere) grandi lettori, possedere una vasta cultura, anche se in campi periferici superficiale, limitata allo sviluppo storico delle varie discipline, ai titoli che hanno contato in quello sviluppo. E naturalmente apprendere un metodo, nella ricerca di fonti di studio, e una conoscenza approfondita della suppellettile bibliografica e del libro in genere nella sua struttura fisica, dalla carta alla tipografia e alla legatura. È importante naturalmente anche la attualizzata conoscenza del mercato, che ha la tendenza, come qualsiasi mercato, a cambiare in continuazione.

Quando cominciai dominava la ricerca degli incunaboli, dei libri illustrati del Cinquecento, della letteratura umanistica; l’altrieri erano di moda i libri di scienza, di medicina, dei primordi delle varie tecniche; adesso lo sono le prime edizioni italiane moderne e, insieme, non so fino a quando durerà, il Futurismo. Ma i veri maestri del libraio antiquario – mentre all’inizio della loro vocazione bibliografica sono spesso suoi allievi – sono i bibliofili che hanno profondamente vissuto la loro passione: da loro ho imparato tutto ciò che non avevo approfondito nelle mie appassionate letture, soprattutto giovanili. Da Sanvenero e Malcovati, da Bartorelli, Malan e Waller, la storia della medicina e della chirurgia; da Pioltelli e Morandi quelle della chimica e dell’alchimia, da Muzio e Arata dell’architettura, da Praz e da Longhi la storia dell’arte, da Del Pane e Rossi Ragazzi quella dell’economia, da Sciolla i libri che delinearono quello che chiamava il ?primato? italiano, cioè quei libri che testimoniavano, nelle diverse discipline, l’italianità della loro nascita o della loro massima espressione. Il mestiere lo si può ancora apprendere oltre le vie che ho indicato (tenendo ancora conto della mia esperienza di autodidatta), comprando libri e analizzando poi gli errori fatti, le cicatrici riportate, spesso indimenticabili, o qualche volta sanate da avventurose vendite, ma soprattutto leggendo attentamente i cataloghi dei maggiori librai antiquari del passato (non del genere dell’ottocentesco romano Morgante, di cui ricordo che in una scheda faceva risaltare di un libro un capitoletto intitolato Elephantes pederastas), come quelli di Rappaport, il primo a descrivere correttamente e ad offrire, in Italia, libri antichi di scienza e di tecnica, di Reichner, Kraus, Weil e Breslauer. Tuttavia sovente i libri più affascinanti o più importanti non amano frequentare i cataloghi, sfuggono a occhi troppo indiscreti. Ma il mestiere assurge ad alta professionalità al momento di acquistare o di stabilire il prezzo di vendita. I precedenti naturalmente hanno valore, oltre i quali, tuttavia, il prezzo viene definito – a parte eventualmente il costo, che ha un’importanza relativa – dalla triangolazione tra importanza culturale, rarità e mercato: e il mercato è dominato dai clienti e dalle mode culturali. Tenendo conto, è chiaro, delle condizioni del libro, della sua legatura e della sua provenienza.

Ci sono poi librai che hanno letto poco o nulla, ma che per l’intelligenza, la memoria e il vivace spirito commerciale, arrivano a volte a emergere non meno di coloro che hanno seguito il faticoso cammino, tra cultura ed esperienza, tra comunicazione e ricerca, che mi sembra di aver indicato, pensando a chi – due miei nipoti – è da pochissimo entrato nella libreria che ho fondato più di mezzo secolo fa.

Alberto Vigevani
La febbre dei libri
Memorie di un libraio bibliofilo
Sellerio editore - Palermo




Visualizza file allegato



Torna indietro
TOP