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In memoria di Gottardo Cendron

Data 05/09/2021       Categoria Articoli e pubblicazioni
Autore Admin

In memoria di Gottardo Cendron

Si è spento il 2 settembre all’età di 73 anni Gottardo Cendron, legatore e restauratore di libri in Bologna. 

Lo ricordano Piero Piani, Paolo Rambaldi e Arnalda Guja Forni.



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Gottardo Cendron ci ha lasciato ieri dopo un paio d’anni  di sofferenze; non era un socio ALAI ma ..

 

Ma credo che molti di noi lo abbiano conosciuto, stimato ed apprezzato e non solamente per la grande maestria nel riportare a nuova splendida vita volumi fatiscenti, inguardabili e illeggibili. Ma per la passione autentica, profonda, evidente, che aveva nel prendere in mano ogni volume (che però rigorosamente, non fosse in brossura, quelli erano altri “oggetti” per Lui).

 

E poi per la versatilità e straordinaria capacità di passare da un incunabolo a soddisfare le originali visioni estetiche di Giuseppe Zanasi del quale credo abbia realizzato tutti, o quasi, i volumi di quel collega scomparso anch’egli prematuramente e contribuendo a fornire idee e suggerimenti.

 

Era anche un collezionista, bibliofilo competente e sul piano personale poi, amico (di tutti), metteva allegria, empatizzando naturalmente con chiunque.

 

Gott con noi, o Gott mit uns gli dicevo quando passando da qui si fermava a pranzo. Ne rideva.

 

Ciao da tutti noi del mondo che amavi.

 

Piero Piani



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E’ appena venuto a mancare Gottardo Cendron, rilegatore e restauratore di libri antichi a Bologna, non socio Alai ma amico e collaboratore di diversi di noi.

Formatosi da ragazzo alla celebre scuola di legatoria dei salesiani di Bologna, dopo anni di attività nel campo della legatoria industriale finalmente alla fine degli anni “90 aveva potuto realizzare il desiderio di intraprendere una attività indipendente come rilegatore artistico e restauratore, anche per meglio coltivare le proprie passioni.

Ho conosciuto Gottardo poco più di 30 anni fa, mentre muovevo per curiosità i primi passi nel mondo dei libri antichi, presentatomi da amici comuni, nell’occasione di un incontro tra ‘bibliofili’, sempre pronti però a muover le ganasce con la scusa di parlar di libri, e ne fui colpito immediatamente.

Grande entusiasta del libro nelle sue varie manifestazioni, sincero appassionato ed eclettico bibliofilo capace di spaziare attraverso cinque secoli di bibliofilia, dall’incunabolo al ‘livre d’artiste’ del XX secolo, cultore certo della storia della legatoria ma anche della tipografia e dell’illustrazione, Gottardo amava raccogliere libri in un ampio ventaglio di interessi, quasi a cercare di mettere insieme un ‘concentrato’ della storia del libro, con un occhio di riguardo alla storia della sua, e nostra città.

Grazie al suo instancabile interesse, gli era facile comunicare le proprie passioni e, cosa più importante, anche suscitarle in altre persone, cosa che avvenne con me, quando mi ricevette nella sua casa per mostrarmi generosamente la sua collezione (uno dei vari ‘incontri’ sulla via di Damasco che hanno segnato la mia futura carriera), facendomi conoscere quello che all’epoca mi parve il libro più bello che avessi mai visto, l’Orlando Furioso del Valgrisi.

Non si limitò certo a quel libro, e l’infusione di interesse, o se si preferisce di ‘virus’ bibliofilico che mi fu inoculato in quell’incontro mantenne i propri effetti per gli anni seguenti.

Nella professione, Gottardo cercava sempre pazientemente di accontentare tutti, sia i bibliofili che gli affidavano in cura i propri ‘tesori’, attenti più al risultato che al tempo per conseguirlo, che i librai, la cui parola d’ordine, alla domanda ‘per quando ti serve ?’ era spesso ‘per ieri’, risposta alla quale seguiva spesso la risata di Gottardo, e qualche espressione tipica in bolognese volta a ridimensionarne le pretese; dopodichè, dato che aveva il senso della sfida e l’orgoglio dell’artigiano esperto, spesso ce la faceva ugualmente a rispettare i (brevi) tempi imposti, e ridendosela sotto i baffi fingeva prima di non essere stato in grado di compiere il lavoro, salvo poi consegnare il libro al (già) afflitto mercante, dopo essersi goduto il suo sconforto.

La sua abilità non si limitava al restauro ma spaziava egregiamente sulla legatoria artistica moderna, grazie alla sua ampia cultura specifica, cosa che lo portò ad ottenere eccellenti risultati, specie durante la sua lunga collaborazione con il collega Giuseppe Zanasi, mancato alcuni anni fa.

Gottardo era insomma a Bologna il nostro ‘Ligadòur maximo’, neologismo da me creato che in spagnol-bolognese stava a indicare, con affetto, il suo mestiere ed il talento al tempo stesso; di quest’ultimo non potremo più beneficiare, ma la sua bonomia e soprattutto la sua amicizia ci mancheranno molto di più.

Il collega Piani parafrasando il tedesco (e la sua abilità di legatore) soleva appellarlo scherzosamente con l’espressione ‘Gott mit uns’ (Dio è con noi), e se ‘Gott’ non potrà più esserlo, il suo ricordo ci accompagnerà per sempre.


Paolo Rambaldi


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Sento un obbligo nei confronti del Maestro legatore Cendron di dedicargli poche righe anche io.


Gliele devo. 


E gliele devo certamente per un affetto antico, vero, un affetto che radicava in simili terreni di crescita.


Gliele devo per il rispetto e ammirazione grande come artigiano vero, come realizzatore di idee, come costruttore o inventore di legature sempre sempre consone al volume, rispettandone nell'epoca, nei materiali, nei montaggi la natura, la datazione, l'omogeneità: questa la dote grandissima di Gottardo.


Gliele devo per le tante volte che siamo rimasti a parlare del nostro mondo, dei tanti amici comuni, alcuni dei quali ci stavano dolorosamente lasciando.


Gliele devo per il suo modo gentile di arrivare, a Natale, con i suoi doni. Doni magici perché capivi come li avesse fatti pensando proprio a chi li riceveva. Oppure li aveva fatti preparare alla sua Gabriella compagna amatissima di tutta la vita (ma che, accidenti,  glielo dicesse mai una volta!!).


Infine gliele devo per la sua onestà intellettuale ed integrità morale quando, con la sua testimonianza tecnica, realista, pratica, inoppugnabile ma serena (nonostante sapesse bene quanto poteva costargli) mise fine ad una triste "querelle" trascinatasi per 7 anni in tribunale. E lui non era, in quel caso, il mio consulente di parte.


Per tutto questo mi sono sentita di dover fare questa mia testimonianza su Gottardo amico di tanti anni e su Cendron Maestro Legatore.


Un abbraccio. Guja






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