Italian Classics
La costanza dell'angolo interfacciale dei cristalli di sale - 1688

Data 01/12/2020       Categoria Italian Classics
Autore Admin

La costanza dell'angolo interfacciale dei cristalli di sale - 1688

GUGLIELMINI, Domenico (1655-1710). Riflessioni filosofiche dedotte dalle figure dei Sali. Bologna, eredi di Antonio Pisarri, 1688.

 

PRIMA EDIZIONE, dedicata al principe M. Borghese, di quest’opera pioneristica di cristallografia.

Si tratta di un discorso che Guglielmini pronunciò presso l’Accademia di L.F. Marsigli il 21 marzo del 1688 e che, nello stesso anno, fu pubblicato sul tomo decimo del “Giornale de’ letterati” (pp. 231-261) e in volume.

Le Riflessioni vennero poi ristampate a Padova del 1706, ma in precedenza, nel 1705, l’autore ne aveva fatta uscire a Venezia una versione rivista ed ampliata, intitolata De salibus dissertatio.

Seguace delle dottrine atomistiche di B. Cavalieri, Guglielmini rilevò che, essendo i cristalli un aggregato di particelle elementari, la loro forma non varia in base alla loro dimensione. Come era già stato in parte intuito da N. Stenone e come fu poi definitivamente chiarito da R.-J. Haüy, dall’osservazione microscopica dei cristalli di sale Guglielmini giunse alla conclusione che gli angoli delle loro facce sono sempre costanti.

Domenico Guglielmini, bolognese, studiò matematica, fisica e astronomia con G. Montanari, mentre apprese la medicina, l’anatomia, la biologia e l’uso del microscopio da M. Malpighi.

Membro dell’Accademia della Traccia, fondata dal Montanari nel 1655, egli prese le difese di quest’ultimo nella sua controversia con P.M. Cavina sul calcolo della distanza dalla terra di una cometa apparsa nel 1676. A Bologna nel 1681 pubblicò poi la De cometarum natura et ortu epistolica dissertatio, nella quale sostenne la tesi cartesiana della formazione delle comete come aggregazione di particelle e della loro corruttibilità contro la dottrina aristotelica dell’eternità dei corpi celesti.

Nel 1686, in quanto intendente generale delle acque, sostenne il progetto di inalveazione del Reno in Po, al fine di ripristinare la navigazione fra Bologna e Ferrara. Nel 1687 divenne membro dell’Accademia del Marsigli.

Nel 1690, nominato professore di matematica, fu tra i primi in Italia a tenere corsi universitari sulla geometria analitica di Cartesio.

Nello stesso anno pubblicò a Bologna l’importante opera di idraulica, Aquarum fluentium mensura , che fu recensita negli “Acta eruditorum” di Lipsia e diede avvio al suo rapporto epistolare con G.W. Leibnitz, che si svolse sia direttamente sia attraverso la mediazione di A. Magliabechi. Leibnitz, che aveva conosciuto Guglielmini durante una sua visita a Bologna nel 1689, vedeva in quest’ultimo uno dei pochi in grado di diffondere il calcolo infinitesimale in Italia.

Nel 1694 venne istituita, appositamente per lui, la prima cattedra europea di idrometria. L’anno successivo egli aiutò G.D. Cassini a ripristinare la meridiana di S. Petronio. Divenuto membro dell’Académie des sciences di Parigi e della Royal Society londinese, nel 1697 diede alle stampe a Bologna la sua opera principale, Della natura de’ fiumi , una esaustiva monografia sulle acque correnti che suscitò vasta eco in tutta Europa.

Nel 1698 si trasferì a Padova, dove gli venne inizialmente offerta la cattedra di matematica, quindi dal 1702 quella di medicina. Negli ultimi anni Guglielmini si occupò prevalentemente di studi medici. Morì a Padova nel 1710.

 

Descrizione fisica. Un volume in 4to di pp. (4), 39, (1). Con una tavola incisa in rame ripiegata fuori testo.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010






Back
TOP