Italian Classics
La prima donna laureata al mondo - 1688

Data 01/12/2020       Categoria Italian Classics
Autore Admin

La prima donna laureata al mondo - 1688

CORNARO PISCOPIA, Elena Lucrezia (1646-1684). Opera quae quidem haberi potuerunt. Parma, Ippolito Rosati, 1688.

 

PRIMA EDIZIONE, pubblicata postuma per le cure dell’abate e teologo Benedetto Bacchini, dell’ Opera di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima donna al mondo a conseguire il titolo universitario, che raccoglie gran parte dei suoi scritti (discorsi accademici, epistole e componimenti latini).

Essa doveva inizialmente laurearsi in teologia, ma, pur avendo ottenuto l’appoggio delle autorità accademiche e politiche (si trattava di un fatto del tutto inusitato che richiedeva permessi speciali), in seguito all’opposizione del vescovo di Padova, Gregorio Barbarigo, che riteneva «uno sproposito… dottorar una donna», si giunse ad una mediazione e l’alto prelato acconsentì solamente per una laurea in filosofia.

La Cornaro sostenne la propria dissertazione davanti al Collegio dei medici e dei filosofi il 25 giugno del 1678, ricevendo le insegne dottorali e la corona d’alloro. Il 9 luglio fu accolta in seno al Collegio, alla cui attività per altro non partecipò.

Lo straordinario avvenimento, che ebbe eco europea, fu celebrato con una messe di componimenti encomiastici. In particolare, l’Accademia romana degli Infecondi, di cui la Cornaro faceva parte, pubblicò un corposo volume di Applausi accademici alla laurea filosofica dell’illustrissima signora Elena Lucrezia Cornara Piscopia Accademica Infeconda (Roma, Giacomo Dragondelli, 1679).

Studi recenti hanno portato alla scoperta di precedenti che mettono in discussione il primato della Cornaro Piscopia. Pare infatti documentata la laurea in medicina che Costanza Calenda ottenne a Napoli nel 1422. Non così la leggendaria laurea in diritto canonico conseguita a Bologna nel 1236 da Bitisia Gozzadini. In ogni caso, quello padovano fu un evento avvertito come eccezionale dagli stessi contemporanei e la sua eco varcò i confini nazionali. L’Università di Padova, che aveva assistito alla prima orazione accademica pronunciata da una donna (Cassandra Fedele) nel 1487, potè così vantare anche l’assegnazione della prima laurea rosa.

Elena Cornaro (o meglio Corner) era figlia di un discendente di una delle più illustri casate venete. Il padre Giovan Battista, tuttavia, l’aveva avuta da una donna di umili condizioni, forse una prostituta, che egli avrebbe sposato solo nel 1654 per sanare l’imbarazzante situazione. Benché nominato procuratore di San Marco, egli visse sempre ai margini della scena politica e dovette sborsare molti soldi per permettere ai suoi figli di entrare nel patriziato.

Dopo che il parroco di San Luca G.B. Fabris, colpito dalle capacità fuori del comune della piccola Cornaro, consigliò di farle avere un’istruzione superiore, Giovan Battista, deciso a riscattare il prestigio familiare grazie alla figlia, le mise a disposizione la straordinaria biblioteca avita e i migliori precettori. Essa apprese il latino, il greco antico e moderno, l’ebraico, il francese e lo spagnolo sotto A. Gradenigo, presbitero dell’isola di Candia e bibliotecario della Marciana, e sotto Carlo Rinaldini, ammiratore di Galileo e di Gassendi, il quale nel 1667 fu chiamato alla cattedra di filosofia presso l’Università di Padova.

Ancor prima di conseguire la laurea, la fama della Cornaro, che nel 1664 era entrata come oblata nell’Ordine benedettino, si era gradualmente diffusa in tutta Europa. Essa venne ripetutamente chiamata a dare pubblica esibizione delle sue conoscenze e fu affiliata alle Accademie dei Ricovrati di Padova, degli Intronati di Siena, degli Erranti di Brescia, dei Dodonei e dei Pacifici di Venezia.

Dopo la laurea in filosofia, che lasciò scontento il padre che desiderava quella più prestigiosa in teologia, la Cornaro si trasferì nel 1679 a Padova, dove continuò gli studi. Indebolita da frequenti malattie, morì a soli trentotto anni il 26 luglio del 1684.

 

Descrizione fisica. Un volume in 12mo oblungo di pp. (16), 310, 2 bianche. Con antiporta incisa in rame.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010






Back
TOP